sabato 10 ottobre 2009

Psicologia clinica: I disturbi alimentari e l'influenza di mass media, genitori e gruppo dei pari

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disturbi alimentari, mass media, psicologia

Il concetto di bellezza ha subito nel corso degli ultimi decenni un rapido cambiamento che ha progressivamente portato ad utilizzare il termine “bellezza” come sinonimo di “magrezza”.
L’essere magri e piacevoli fisicamente rappresenta infatti un modello vincente e socialmente desiderabile, a maggior ragione per un pubblico più facilmente influenzabile come quello adolescenziale.
Ciò si ripercuote, in modo più o meno evidente, sulla formazione dell’immagine corporea, sulla percezione del physical self-concept e sul rapporto con l’alimentazione ed il cibo favorendo in questo modo la comparsa di disturbi dell’alimentazione.

Della relazione tra adolescenti ed insorgenza dei disturbi alimentari si è occupato uno studio condotto nel 2008 dalla dottoressa Field e colleghi denominato: “Growing Up Today”.
La ricerca ha analizzato la relazione che intercorre tra diversi fattori di rischio e lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione in età adolescenziale.
Aspetto peculiare dello studio è stato inoltre la grande importanza attribuita anche all’influenza dei mass media nelle modifiche a carico della condotta alimentare e nella comparsa dei disturbi dell'alimentazione.
I fattori di rischio presi in esame sono stati diversi tra cui:
• il tentativo di imitare i modelli offerti dai mass media;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del gruppo dei pari;
• commenti negativi inerenti al peso da parte del padre;
• frequenti tentativi di seguire una dieta;
• avere una madre che ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
La ricerca ha focalizzato l’attenzione in modo particolare sul binge eating e sul purging; il primo consiste nell’abbuffarsi di cibo in modo incontrollato per brevi lassi di tempo ed il secondo nel causare il vomito autoindotto o nell’assumere lassativi con il fine di controllare e limitare l’assorbimento del cibo.

Lo studio è stato svolto sulla base dei dati raccolti tra il 1996 ed il 2003 ed ha coinvolto oltre 12500 adolescenti e preadolescenti che nel momento in cui hanno preso parte alla sperimentazione avevano un’età compresa tra i 9 e i 15 anni.
Ai soggetti coinvolti nella ricerca è stato somministrato un questionario finalizzato ad analizzare alcuni aspetti correlati allo stile di vita condotto ed alle abitudini, in modo particolare alle abitudini alimentari.
Il dato interessante è che nella sperimentazione sono stati inclusi quasi in egual misura sia ragazze che ragazzi.
Questo costituisce un aspetto particolarmente significativo ed è indice del fatto che i disturbi dell’alimentazione non sono più una prerogativa prevalentemente femminile ma sono in costante e rapido aumento anche per quanto concerne il genere maschile.

I dati raccolti nei 7 anni successivi allo studio indicano che ben il 10,3 % delle ragazze ed il 3% dei ragazzi inclusi nella ricerca hanno cominciato a soffrire di binge eating o di purging almeno una volta alla settimana.
Analizzando i risultati in modo più approfondito emergono delle sensibili differenze legate al genere; infatti mentre le ragazze hanno sviluppato con maggiore frequenza il purging per i ragazzi si è registrata una maggiore insorgenza di episodi di binge eating.
Nello specifico la percentuale di ragazze che nel follow up soffrono di purging è del 5,3 e si abbassa al 4,3 per quanto concerne il binge eating.
Al contrario i ragazzi hanno sviluppato, anche se con percentuali nettamente inferiori rispetto alle ragazze, in misura maggiore il binge eating, con una percentuale del 2,1, mentre il vomito autoindotto e/o l’uso di lassativi si è fermato allo 0,8 %.
Infine per quanto concerne i dati correlati all’insorgenza dei due disordini alimentari analizzati nella sperimentazione solo una piccola percentuale di ragazzi e ragazze li ha sviluppati entrambi.

La ricerca ha evidenziato dei risultati estremamente interessanti riguardo alla relazione che intercorre tra l’insorgenza di binge eating e purging ed i fattori di rischio analizzati.
È emerso infatti che alcuni dei fattori di rischio presi in esame influiscono in modo significativo sulla comparsa dei disturbi dell’alimentazione e che la loro incidenza varia sulla base dell’età e del genere.
Uno dei fattori di rischio che incrementa maggiormente l’insorgenza di disturbi alimentari è genere specifico in quanto interessa solo le ragazze ed è l’avere una madre che ha o ha sofferto di disturbi dell’alimentazione.
Lo studio indica infatti che le adolescenti sotto i 14 anni che hanno una madre che è stata affetta da disturbi dell’alimentazione hanno quasi il triplo di probabilità in più rispetto alle loro coetanee di sviluppare condotte da eliminazione del cibo quale il purging.
Tale fattore di rischio invece non è predittivo e non incrementa l’insorgenza di binge eating o purging per le ragazze che hanno più di 14 anni.
Altri due fattori di rischio che presentano un’elevata correlazione con l’insorgenza del binge eating sono il cercare di imitare i modelli offerti dai mass media ed i frequenti tentativi di seguire una dieta.
Anche questi due fattori di rischio hanno la peculiarità di interessare unicamente le ragazze ma, a differenza del primo fattore di rischio analizzato, colpiscono in egual misura indipendentemente dall'età.

I ragazzi, contrariamente a quanto si è evidenziato per le adolescenti, sembrano essere meno soggetti a sviluppare disturbi dell’alimentazione e ad essere influenzati da fattori esterni riguardo al loro aspetto ed al peso, ma ciò non significa che non ne siano coinvolti.
Ad influire infatti sulla comparsa di disturbi alimentari nel caso dei ragazzi sono i commenti negativi riguardo al peso da parte del padre.
Tale fattore di rischio determina un incremento nella comparsa del binge eating disorder con la frequenza di almeno un episodio alla settimana.

I risultati di questo studio indicano che i disturbi dell’alimentazione riguardano ancora in modo preponderante il genere femminile ma al contempo suggeriscono che il fenomeno sta velocemente aumentando anche per quanto concerne il genere maschile.
Altro aspetto che emerge con chiarezza è che le pressioni sociali hanno un ruolo estremamente importante ed influiscono in modo rilevante sulla percezione del sé fisico e dell’immagine corporea per gli adolescenti di entrambi i generi, sebbene questa tendenza sia molto più spiccata per le ragazze che per i ragazzi.

Siete d’accordo con i risultati evidenziati da questa ricerca?
Quali ritenete siano la cause che incidono maggiormente sull’insorgenza dei disturbi alimentari?


Bibliografia:
Field A. E., Javaras K. M., Aneja P., Kitos N., Camargo C. A., Taylor C.B., Laird N. M., (2008), Family, Peer, and Media Predictors of Becoming Eating Disordered, Arch Pediatr Adolescent Med, 162 (6), pp. 574-579.

Per la foto si ringrazia: avlxyz

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domenica 4 ottobre 2009

Il rapporto tra mass media e libertà d'informazione in Italia e la manifestazione sulla libertà di stampa

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Libertà di informazione, mass media, comunicazione

Ieri a Roma in Piazza del popolo, ed in numerose altre città italiane ed europee, si è svolta una manifestazione per la libertà di stampa e di informazione.
All’iniziativa hanno partecipato oltre 300 mila persone per manifestare contro la situazione in cui versa l’informazione in Italia e contro le continue ingerenze degli organi politici sugli organi di informazione.

Il rapporto tra informazione e potere, soprattutto politico, è sempre stato complesso e controverso.
Ciò influisce sull’operato degli organi deputati a fare informazione che hanno il difficile compito di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Il punto è: come lo fanno? E soprattutto sulla base di quali notizie?
Queste domande sono fondamentali per monitorare lo stato dell’informazione di un paese; soprattutto di uno Stato che vuole tutelare i suoi cittadini e la democrazia.

La libertà di informazione in un paese in cui la quasi totalità degli organi di informazione è direttamente o indirettamente sotto il controllo della politica, che sia di Destra o di Sinistra è ininfluente, è fortemente compromessa.
Tale ingerenza della politica sull’informazione dà origine a diverse ripercussioni negative che colpiscono sia chi fa informazione e sia chi ne fruisce.

Questo sistema di clientelarismo, in cui può intervenire solo chi propone le notizie “giuste” e nel modo giusto, infatti pone i giornalisti che vogliono svolgere il proprio lavoro in modo indipendente e non fazioso nella condizione di doverlo fare con difficoltà e con costanti pressioni ed intimidazioni sul proprio operato o, nel peggiore dei casi, li mette addirittura nella condizione di non poterlo fare affatto.
È questo il clima con cui le persone dovrebbero svolgere il proprio lavoro in modo ottimale e sereno o è piuttosto un modo, nemmeno tanto velato, di controllare l’operato dei giornalisti e di chi è deputato a fare informazione?

Altro aspetto fondamentale: chi paga oltre ai giornalisti le conseguenze di questo sistema?
Noi.
Noi che, a causa di questo uso improprio dei mezzi di comunicazione di massa, abbiamo quotidianamente attraverso i mass media una visione distorta e faziosa della realtà.
Noi che veniamo trattati come pedine e che invece meriteremo rispetto da chi fa informazione che dovrebbe presentarci la realtà dei fatti nel modo più oggettivo possibile e non sulla base di ciò che è più opportuno per gli organi politici che lettori e telespettatori sappiano.
Questo sistema infatti non ha la finalità di informare ma ha come unico scopo quello di influenzare e manipolare l’opinione pubblica ed in ultima istanza incidere sul comportamento di voto.

Tale situazione ci spinge sicuramente a riflettere sullo stato dell’informazione nel nostro paese ed a porci delle domande:
può un paese civile permettere alla politica ed al potere di controllare gli organi di informazione?
Può permettere di intimorire?
Può permettere di decidere l’agenda delle notizie?
Può permettere di stabilire quali sono le notizie da dare e soprattutto quelle da nascondere?


Per la foto si ringrazia: holia.

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venerdì 21 agosto 2009

Psicologia del marketing: Le tipologie di viral marketing

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Viral marketing

Il viral marketing costituisce una tecnica di marketing tra le più innovative ed efficaci che sono state elaborate negli ultimi anni.
Tale tecnica di marketing ha registrato un rapido sviluppo che è stato accompagnato dalla progressiva differenziazione e comparsa di diverse tipologie di marketing virale.
Le tipologie di viral marketing sono simili per molti aspetti, quali ad esempio la diffusione attraverso il word of mouth, ma differiscono negli effetti prodotti, nelle valutazioni che gli utenti danno dei beni o dei servizi di cui hanno fruito, nelle motivazioni che li spingono a veicolare il messaggio virale e via dicendo.

Le principali tipologie di viral marketing sono:
• il value viral marketing;
• il vile viral marketing;
• il guile viral marketing;
• lo spiral viral marketing.

Il value viral marketing: è una delle tecniche di viral marketing più comuni e che viene attuata con maggiore frequenza.
Tale tecnica di marketing è caratterizzata dalla diffusione attraverso il word of mouth ed ha origine in modo spontaneo e disinteressato senza che il passaparola venga incoraggiato dalla distribuzione di omaggi o incentivi.
Il passaparola tra i consumatori è determinato dalle prerogative del prodotto; in primis dall’elevata qualità.
Ciò è favorito dal fatto che gli utenti sono più disponibili a condividere informazioni inerenti ad un prodotto che ritengono valido.
L’aspetto peculiare del value viral marketing è che il word of mouth non nasce dall’attuazione di una campagna pubblicitaria ma è svolto dagli utenti che hanno fruito di un determinato servizio o bene.
L’unico aspetto su cui le compagnie possono intervenire per facilitare l’inizio di una campagna di value viral marketing è quello di realizzare il prodotto stesso e/o il messaggio pubblicitario per il target di riferimento in modo che influenzi positivamente la percezione del valore del bene o del servizio da parte del consumatore.

Il vile viral marketing è molto simile al value viral marketing ma differisce in modo significativo per la tipologia di valutazione che il consumatore esprime riguardo ad un prodotto.
In questo caso infatti gli utenti che hanno fruito di un determinato bene o servizio non lo consigliano ai loro conoscenti ma al contrario li informano dell’esperienza negativa.
Tale tecnica di marketing ovviamente non è incoraggiata dalle compagnie verso cui è rivolto il buzz negativo ma viene svolta in modo indipendente dagli utenti.
Uno degli aspetti che genera con maggiore frequenza il vile viral marketing è dato dal design poco curato del packaging o del prodotto o ancora può avere origine dal fatto che gli utenti abbiano riscontrato una condotta poco corretta o trasparente da parte dell’azienda produttrice.
A conferma dell’importanza di questa tipologia di viral marketing le statistiche indicano che, analogamente a quanto accade per il value viral marketing, incide pesantemente sull’immagine e di conseguenza sulle vendite di un prodotto.

Il guile viral marketing è una tecnica di marketing che si basa sull’utilizzo degli incentivi, quali omaggi o sconti, per motivare l’utenza a diffondere il messaggio pubblicitario e creare così il buzz attorno ad un determinato bene o servizio.
Secondo questa strategia è infatti molto più probabile che un soggetto diffonda un messaggio pubblicitario ad un ampio numero di persone, attraverso la sua rete sociale, se viene incentivato a farlo.
Il ricorso a tale tecnica di viral marketing sta diventando sempre più frequente.
Uno dei motivi che spinge le compagnie a ricorrervi è dato dai costi che risultano estremamente ridotti non solo rispetto a quelli delle campagne tradizionali ma anche rispetto a molte altre tipologie di campagne di viral marketing.

Lo spiral viral marketing costituisce una tipologia di marketing virale che, analogamente al value viral marketing ed al vile viral marketing, viene attuata in modo spontaneo.
Altra peculiarità di questa tecnica di viral marketing è data dalle caratteristiche del messaggio virale e dalla motivazione che spinge gli utenti a diffonderlo.
Nel caso dello spiral viral marketing i soggetti veicolano informazioni o contenuti che considerano divertenti, interessanti o provocanti ed il messaggio viene condiviso perché i soggetti ritengono che possa piacere anche ai propri amici e conoscenti.
Lo spiral viral marketing è una forma di viral marketing molto particolare in quanto non può essere creata appositamente dai marketers e, aspetto più importante, difficilmente può essere utilizzata con successo per promuovere un prodotto.

Quale ritenete sia la tipologia di viral marketing più efficace?


Fonte: M/Cyclopedia of New Media.

Per la foto si ringrazia: Thomas Rockstar.

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venerdì 19 giugno 2009

Psicologia della pubblicità: La donna nella pubblicità

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pubblicità, mass media, donna nella pubblicità

I mass media, la televisione in primis, presentano sovente l’immagine del corpo femminile e ciò si verifica in modo particolare nel settore pubblicitario.
L’immagine femminile viene infatti utilizzata con elevata frequenza per pubblicizzare ed incrementare le vendite di un ampio numero di prodotti che spazia dagli alimenti, ai prodotti di bellezza, all’abbigliamento, alle automobili e via dicendo.

Gli studi sulla rappresentazione dei generi nella pubblicità ed in particolare sul ruolo e l’immagine della donna hanno avuto un rapido sviluppo a partire dagli anni ’70 grazie agli Women studies.
Tali ricerche hanno evidenziato che nell’ambito della pubblicità, in modo più marcato negli spot televisivi, è presente una forte discriminazione tra la rappresentazione degli uomini e delle donne.
Le donne vengono in genere presentate come meno intelligenti, attive, potenti ed autoritarie ed al contempo più emotive, attraenti e giovani rispetto agli uomini.

Nel corso degli ultimi decenni l’immagine delle donne offerta in campo pubblicitario ha registrato, nei paesi economicamente e culturalmente più avanzati, una lenta evoluzione verso la parità tra i generi, ma sebbene sia stata progressivamente costruita l’immagine di una donna emancipata e dinamica permangono comunque, in modo più o meno evidente, delle sensibili differenze tra la rappresentazione che viene offerta del genere femminile e di quello maschile.
L’aspetto che emerge in modo più significativo è che sebbene si cerchi di offrire l’immagine di una donna indipendente e sicura di sé viene invece presentato il modello della donna-oggetto ed al contempo suggerita, in modo più o meno velato, l’inferiorità del genere femminile rispetto a quello maschile.
Tale discriminazione si evince con forza attraverso alcune tecniche che vengono utilizzate nell’elaborazione e nella costruzione dei messaggi pubblicitari.
Tali tecniche possono essere ricondotte principalmente a 4:
1) frammentazione del corpo femminile;
2) annullamento della donna in quanto persona;
3) sguardo delle donne raffigurate;
4) ruolo della donna.

1) frammentazione del corpo femminile: il corpo femminile viene presentato come “frammentato”; ovvero ne vengono mostrate solo alcune sue parti, come nella foto a lato.
Le parti del corpo che vengono raffigurate sono perfette; vengono infatti mostrati dei glutei pubblicità, mass media, donna nella pubblicità scolpiti, delle bocche turgide e dei sorrisi smaglianti, come se questa costituisse la normalità, incrementando così sentimenti di insoddisfazione da parte delle donne riguardo al proprio corpo e sovente una conseguente diminuzione dell’autostima che dà origine in modo sempre crescente ad un rapporto problematico con il cibo e all'insorgenza di disturbi alimentari.
Inoltre ciò porta alla perdita dell’identità del soggetto in quanto persona ed alla perdita della sua soggettività rendendo in questo modo il corpo femminile, o alcune delle sue parti, un mero oggetto.
Questo ci permette di collegarci all’aspetto successivo: l’annullamento della donna in quanto persona.

2) annullamento della donna in quanto persona: la donna presente nel messaggio pubblicitario viene spesso annullata in quanto persona.
Si attua infatti un processo attraverso cui la modella passa da soggetto ad oggetto, prendendo così il posto dell’oggetto che pubblicizza, ed al contempo il prodotto reclamizzato viene come “umanizzato”.

3) sguardo delle donne raffigurate: altro aspetto che differenzia la rappresentazione dell’uomo e della donna nella pubblicità è costituito dallo sguardo.
Lo sguardo dei soggetti femminili presenti negli spazi pubblicitari in genere è rivolto frontalmente verso lo spettatore con il fine non solo di creare un coinvolgimento ed un legame ma anche con quello di sedurre.
Al contrario gli uomini non rivolgono quasi mai lo sguardo verso il pubblico; ciò sta ad indicare un atteggiamento autoritario ed al contempo contribuisce a definire l’uomo come un soggetto sicuro di sé ed indipendente.

4) ruolo della donna: infine un altro elemento che denota la discriminazione tra uomini e donne nella pubblicità è dato dal ruolo che assumono i soggetti presenti all’interno di un messaggio pubblicitario.
All’uomo viene infatti in genere attribuito un ruolo attivo in quanto viene presentato come un osservatore che opera attivamente all’interno del contesto in cui si trova.
Ciò indica conseguentemente che la donna, oggetto dello sguardo maschile, è invece relegata ad un ruolo passivo e che l’agire ed il prendere delle decisioni sono prerogative maschili.

Tali discriminazioni sono indubbiamente favorite anche dalle prerogative che caratterizzano i messaggi pubblicitari; in primis la struttura e la breve durata.
Ciò emerge in modo particolare negli spot televisivi, che hanno una durata che in genere varia tra i 15 e i 30 secondi.
Gli spazi pubblicitari vengono infatti costruiti al fine di comunicare velocemente, in modo diretto ed efficace il messaggio commerciale, per questo motivo presentano spesso allo spettatore una visione della realtà estremamente semplificata e stereotipata; aspetto che si ripercuote anche sulla rappresentazione dei generi.

Cosa ne pensate?
Permane ancora nella pubblicità la discriminazione tra uomini e donne oppure vi è una situazione di parità?

Bibliografia:
Codeluppi V., (2001), Che cos'è la pubblicità, Roma, Carocci editore S.p.A.


Per le foto si ringrazia: Tammy Manet.

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